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La Città di Ramacca


La Storia
Stemma Comune

Origini di Ramacca

Monumento ai caduti La città di Rammacca sorse tra il 1710 ed il 1712. Essendone signore Sancio Gravina, l'omonimo feudo, con privilegio dato da Carlo II a Madrid il 7 ottobre 1688, esecutoriato il 3 dicembre dello stesso anno, era stato elevato a Principato con concessione di mero e misto impero in amplissima forma a condizione che entro il decennio fosse abitato e coltivato. Ma i dieci anni trascorsero senza che l'opera fosse portata a compimento, a causa della morte del Principe avvenuta il 23 aprile del 1694. Quindi Ottavio, figlio e successore di Sancio, al fine di non perdere il titolo di principe si dedicò alla costruzione del paese e con memoriale del maggio 1707 richiese la licenza di popolare il feudo; memoriale che fu accolto favorevolmente con provvedimento del 22 aprile 1709, sicché, con privilegio dello stesso anno, compreso nel volume 746 del Protonotaro anno indizionario 1709-10, fu data la formale facoltà di congregare la gente. Ottenuta la licentia populandi, Ottavio Gravina « si mise a raccogliere gente » per dar vita al nuovo paese. Gliene diedero occasione il disastroso terremoto del 1693 che aveva distrutto totalmente o in parte molti paesi e città della costa orientale per una profondità di circa 50 km. verso l'interno, e la precedente colata lavica che aveva sommerso numerosi centri del versante occidentale dell'Etna: calamità che avevano provocato il moltiplicarsi a dismisura dei senzatetto e dei nullatenenti. Insieme ad elementi locali, il Gravina concentrò nella nuova fondazione quanti di quei diseredati vollero rispondere al suo invito; i quali convenuti, se è esagerata l'affermazione secondo cui provenivano da ogni parte della Sicilia, derivavano certo da diverse « Terre » e conferirono alla popolazione quel carattere di eterogeneità che tuttora si tramanda.
Il primo nucleo di abitanti non dovette superare di molto le 200 unità, se queste nel 1737 assommavano a 260, un decennio dopo a circa 300 e nel 1787 a oltre 300.
Per spiegarci quindi l'attuale inesistenza di tradizioni e leggende relative all'antichità, dobbiamo pensare che gli elementi allogeni superarono numericamente i locali, confondendone e stemperandone le memorie al punto da essere mal ricordate, se non dimenticate, già dalle primissime generazioni. La complessa situazione demografica originaria è d'altronde la medesima che si riscontra oggigiorno, anche se in misura più macroscopica.

Convento dei CappucciniA causa dell'estesissimo e fertile territorio, Ramacca è sempre stata caratterizzata da una forte immigrazione da tutte le province siciliane, nella quasi totalità rappresentata dal bracciantato agricolo. I nuovi venuti sono stati accolti così benevolmente ed aiutati, che in pochi anni si sono creati un'esistenza dignitosa acquistando un appezzamento di terra e costruendosi una casa. Essi hanno anche portato, com'era naturale, le loro consuetudini. Ma tutte queste culture diverse, pur convivendo pacificamente, non si sono mai fuse in un'unica cultura locale con la conseguente nascita di tradizioni peculiari. Così, ad esempio, mentre a Ramacca si possono ascoltare un po' tutti i dialetti dell'isola più marcatamente il ragusano, l'agrigentino, l'ennese, l'etneo occidentale di Catania e Messina, essa non somiglia culturalmente a nessun altro paese, neppure a quelli più vicini come Palagonia, Mineo, Grammichele, Caltagirone, Mirabella Imbaccari o Aidone, tranne che parzialmente a Castel di Judica perché questa fu, fino al 1934-36, la più vicina delle sue frazioni. Tali dovettero essere le condizioni « etniche » originarie che non permisero la conservazione del patrimonio culturale indigeno.
La presenza di tanti immigrati ha dato inoltre adito al sorgere di diverse espressioni diventate luoghi comuni, come quelli di definire Ramacca « paese di forestieri », esaltarne il senso di ospitalità degli abitanti,porsi una domanda carica di curiosità talvolta angosciosa: « Ma chi sono i veri Ramacchesi? ». Mentre la prima non è che una semplice constatazione ed il senso di ospitalità si può spiegare col fatto che la condizione economica del nuovo venuto ricorda al residente la propria o quella dei propri antenati, alla domanda nessuno è in grado di rispondere: perché dopo quasi tré secoli di miscugli culturali gli eredi di quegli elementi autoctoni che popolarono il nuovo paese non sono più identificabili.

Tratto da:"La Montagna di Ramacca e l'antica città di Eryke", V. Tartaro, Ramacca, 1980.



Etimologia del toponimo

Si riportano alcuni suggerimenti etimologici del nome del paese, ricordando, però, che nessuno di essi è sicuro. Pertanto ad oggi il significato del toponimo rimane un mistero.

  • Rammuellah in periodo arabo, e successivamente Gran Macchia, cioè  rifugio di malviventi: G. Tornello, "Il mio paese si chiama Ramacca", Milano, 1961.

  • Rammuallah, terra o giardino di Dio: C. Mammana La Guidara, "Riflettore sul nostro sud (Ramacca)", s.l., 1969.

  • Rahal Mohac, il casale dei Mohac: V. Tartaro, "La Montagna di Ramacca e l'antica città di Eryke", Ramacca, 1980.

  • Rammak, custodi di giumente: G. Caracausi, "Dizionario onomastico della Sicilia" , II, Palermo, 1993.

  • Ramaha, galoppatoio: A. Di Gregorio, "Sichillia - Arabi, lingua e costumi alle origini della civiltà siciliana", I, Catania, 1999

  • Ramah, altura: A. Cocuzza, "Reperita iuvant. Ancora sull'origine del nome Ramacca", Ramacca, 2001.



 

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